DENTRO I CASI DI LORENZO
POSTURA E CICATRICI

Ti sei mai chiesto se quel dolore persistente alla schiena o quella postura un po’ “storta” possano avere una causa inaspettata? Spesso, la risposta si nasconde in un luogo che consideriamo solo estetico: le cicatrici. Ben oltre l’aspetto superficiale, queste tracce sul nostro corpo possono influenzare profondamente l’equilibrio posturale e generare dolori diffusi, anche a distanza di anni.
Continua a leggere per scoprire il perché.
La signora V. M. fu coinvolta in un incidente stradale circa 25 anni fa riportando una debolezza nella parte superiore della spalla (muscolo sovraspinato), lussazione dell’anca sinistra, strappo dei legamenti del ginocchio sinistro.
Dieci anni fa, è stata sottoposta ad un intervento chirurgico per un melanoma sulla schiena. Sono stati rimossi per alcuni linfonodi (piccoli “filtri” del sistema immunitario) da entrambi i lati del corpo e, successivamente, altri di simili.
Ha affrontato diversi interventi correttivi al piede sinistro.
Un esame ha evidenziato una sofferenza di un nervo sul lato destro del torace (nervo toracico lungo), che ha causato una debolezza nei muscoli del tronco (gran dentato) e della spalla (sottospinato).
Infine, ha subito un’operazione per rimuovere dei linfonodi nella zona del torace e delle ascelle, sviluppando significative contratture e tensioni muscolari nella spalla sinistra e nella parte alta della schiena (area del trapezio-sovraspinato).
Il quadro è ampio e complesso ma l’analisi Aruku ha permesso di individuare quale dei tanti distretti fosse il principale concorrente nel provocarle un dolore diffuso alla schiena: la cicatrice dorsale.
Un’ampia cicatrice a forma di “Z” tra le scapole, che arriva fino a metà schiena. Risultava effettivamente adesa(attaccata) in particolare negli angoli e al di sopra delle vertebre.
Ho impiegato un totale di 5 sedute per ottenere risultati soddisfacenti, diminuendo di molto il mal di schiena, ma perché lavorare su una cicatrice dovrebbe incidere? Quali sono le correlazioni con la mia postura e i miei dolori? Ha senso lavorare su una cicatrice anche se è vecchia di anni?
PRESTO DETTO
Siamo abituati ad intenderle come un problema principalmente estetico ma è ben più complesso di così: la pelle e i tessuti sottostanti sono organizzati in strati chiamati fascia*. Quando si forma una cicatrice, il processo di guarigione crea un tessuto fibroso, meno elastico di quello originale.
Questo può quindi “tirare” sulla fascia circostante, creando punti di tensione non solo nell’area della cicatrice, ma anche a distanza. Porto sempre l’esempio della maglietta ai miei pazienti: se iniziassimo a tirarne un lembo non solo avvertiremmo tensione sopra quel singolo punto, ma anche in corrispondenza del punto opposto. Vi sfido ora a provare a mettervi in piedi e tirare verso il basso l’angolo della vostra maglia. Potrete notare come inizierà a dar noia non solo su quel punto ma anche lungo la pancia, fino a raggiungere la spalla.
Aderenze*: le cicatrici possono formare legami anormali tra strati di tessuto che normalmente dovrebbero scorrere liberamente l’uno sull’altro (es. pelle, muscoli, tendini…). Questi possono limitare il movimento ed alterare la funzione muscolare, causando talvolta dolore.
Alterazione della propriocezione: la pelle e i tessuti sottostanti sono ricchi di recettori nervosi che informano il cervello sulla posizione e il movimento del corpo (propriocezione*). Una cicatrice può alterare o ridurre la sensibilità in quella zona, inviando segnali distorti al cervello. Questo può portare a compensazioni posturali.
Alla luce di quanto detto, la seconda domanda è già stata chiarita, ma per entrare nel concreto, porto un esempio classico: la cicatrice dell’appendicectomia o del taglio cesareo.
Una cicatrice sull’addome (che sia l’una, l’altra o qualsiasi) può influenzare la funzione dei muscoli addominali profondi, del diaframma e del pavimento pelvico. Questo può portare ad una tensione dei muscoli lombari o del collo per compensare*, causando mal di schiena o cervicalgia.
Ovviamente non sempre è così, tuttavia le cicatrici sono una componente che viene spesso ignorata in un contesto di dolore su distretti lontani; dopo questa lettura però, basterà semplicemente ricordarsi l’esempio della maglietta.
E qui concludiamo con l’ultimo quesito: bellissimo discorso ma io ho una certa età e la cicatrice dell’appendicectomia ormai ha 35 anni, è tardi! Mai conclusione può essere più erronea.
Il nostro corpo è plastico ed adattabile anche a distanza di anni. I tessuti, inclusa la cicatrice stessa e la rete fasciale a cui è collegata, rispondono agli stimoli, ma questo necessiterà di un lavoro attento e di tecniche appropriate. Per ottenere ciò, è imperativo affidarsi a professionisti competenti e accorti.
Come abbiamo visto, le cicatrici non sono semplici segni sulla pelle, ma punti nodali che possono influenzare l’intera struttura posturale e innescare dolori cronici. Comprendere il loro impatto e sapere che è sempre possibile intervenire, anche su cicatrici vecchie di decenni, offre una nuova prospettiva per il benessere del tuo corpo.
Per capire meglio come una cicatrice possa influire sulla tua postura e sui tuoi dolori, o per valutare un percorso personalizzato, ti invitiamo a richiedere un colloquio gratuito presso la nostra struttura.
Contattaci per maggiori informazioni:
- Mail: info@aruku.it
- Telefono: 3920785054
Glossario:
- Fascia: un tipo di tessuto connettivo che avvolge e collega muscoli, organi e altre strutture del corpo, formando una rete continua.
- Aderenze: legami anormali che si formano tra tessuti o organi che normalmente dovrebbero scorrere liberamente l’uno sull’altro. Possono essere causate da cicatrici, infiammazioni o interventi chirurgici.
- Propriocezione: la capacità del corpo di percepire la posizione e il movimento delle proprie parti nello spazio, anche senza l’uso della vista. È fondamentale per l’equilibrio e la coordinazione.
- Compensazione: il meccanismo attraverso il quale il corpo adotta posture o schemi di movimento alternativi per sopperire a una disfunzione, una debolezza o un dolore in un’altra area.
Postura e Dolore al Piede: Il ruolo inatteso della Bocca
Immagina di convivere per anni con un dolore persistente alla caviglia, provare ogni tipo di terapia locale senza risultati duraturi, per poi scoprire che l’origine del problema risiede… nei muscoli della mandibola!
Leggendo l’articolo conoscerai le connessioni che uniscono ogni parte del nostro corpo e, grazie all’analisi Aruku, scopriremo come una cicatrice all’addome e una tensione ai muscoli masticatori possano influenzare la postura, il passo, e sì, anche causare dolore al piede.
Oggi voglio presentare il caso di B.D., una paziente con una storia clinica estremamente ricca, caratterizzata da numerosi traumi tra cui: colpi di frusta lombari e cervicali, incidenti stradali, fratture dell’arto superiore, interventi odontoiatrici e un’appendicectomia*. Il suo problema principale era però un persistente dolore al piede e alla caviglia.
Data la quantità e la complessità dei traumi che avrebbero potuto contribuire a questo dolore, abbiamo deciso di procedere con l’analisi Aruku. Questa analisi, nonostante l’ampio spettro di problematiche pregresse, ha identificato due principali responsabili del dolore diffuso: i muscoli masticatori e la cicatrice dell’appendicectomia.
A questo punto sorge spontanea la domanda: perché un problema a una caviglia dovrebbe essere correlato alla rigidità di muscoli così distanti come quelli della bocca?
La risposta risiede nel concetto di fascia*. Come abbiamo già esplorato nel precedente articolo, la fascia è un tessuto connettivo che forma una rete continua, collegando ogni parte del nostro corpo.
In particolare, la Linea Anteriore Profonda* connette direttamente i piedi alla mascella. Se la tensione si accumula nei muscoli masticatori, magari a causa di stress o bruxismo*, questa rigidità può propagarsi lungo la fascia, alterando la biomeccanica del piede e della caviglia e causando dolore.
Ma non è solo una questione di fascia.
I muscoli masticatori influenzano anche la postura: una loro disfunzione può innescare compensazioni che si ripercuotono lungo la colonna vertebrale e fino ai piedi, creando sovraccarichi.
Esistono inoltre complesse connessioni neurologiche che collegano queste aree, influenzando l’equilibrio e l’ammortizzazione degli impatti.

L’analisi Aruku, riconoscendo il corpo come un sistema integrato, indica che per risolvere il dolore al piede, è fondamentale agire sulla causa radice, che in questo caso sembrerebbe risiedere nella rigidità dei muscoli masticatori.
Nel caso di B.D., il nostro team ha stilato un programma integrato che, unendo trattamenti per il rilascio miofasciale e il rinforzo muscolare, ha permesso alla paziente di risolvere efficacemente il suo problema. Questo dimostra come le cicatrici, anche se vecchie di anni, e le tensioni in aree apparentemente distanti possano influenzare profondamente la postura e generare dolori diffusi.
Questo caso ci insegna qualcosa di importante: quando un dolore persiste nel tempo e resiste a tutti i trattamenti tradizionali, forse è il momento di cambiare prospettiva.
Abbiamo visto come la tensione nei muscoli masticatori, spesso causata da stress o bruxismo, possa influenzare il resto del corpo attraverso la fascia. Allo stesso modo, una cicatrice apparentemente guarita, come quella di un’appendicectomia, può continuare a creare tensioni interne che interferiscono con l’equilibrio corporeo. A tutto questo si aggiungono le naturali compensazioni posturali e le connessioni neurologiche che il nostro organismo attiva per adattarsi, ma che, col tempo, possono trasformarsi esse stesse in una fonte di dolore.
Guardare il corpo come un sistema integrato, e non come una somma di parti isolate, è ciò che ha fatto la differenza per questa paziente e così può farla anche per molti altri.
Per scoprire se il vostro dolore persistente ha un’origine nascosta o per valutare un percorso personalizzato, ti invitiamo a richiedere un colloquio gratuito presso una delle nostre strutture.
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- Telefono: 3920785054
Glossario:
- Appendicectomia: intervento chirurgico per rimuovere l’appendice vermiforme (attaccata al colon cieco).
- Fascia: un tipo di tessuto connettivo che avvolge e collega muscoli, organi e altre strutture del corpo, formando una rete continua.
- Linea Anteriore Profonda: una delle principali catene miofasciali del corpo umano; insieme continuo di muscoli e tessuti connettivi che collega l’interno dei piedi alla lingua e alla mascella, passando per i muscoli adduttori, psoas, diaframma e muscoli del collo. Serve a mantenere la postura eretta, stabilizzare il tronco e coordinare il respiro con il movimento.
- Bruxismo: digrignamento o serramento involontario e ripetuto dei denti, spesso durante il sonno.

IL TUO MAL DI SCHIENA è DAVVERO CAUSATO DA QUELL'ERNIA?
Secondo i dati ISTAT e del Ministero della Salute del 2000, l’80% degli italiani ha sofferto di mal di schiena almeno una volta nella vita. Un sondaggio online del 2020 di “Assosalute” riferisce che il 48,6% della popolazione adulta ha sofferto di mal di schiena nei 6 mesi precedenti. La lombosciatalgia* (dolore lombare irradiato alla gamba) interessa fino a 4 persone su 10 in età lavorativa. Di chi soffre di mal di schiena acuto, oltre i due terzi sviluppano una forma cronica* nel corso del tempo. Si stima che circa 8 milioni di italiani ne soffrano in modo cronico.
Lavoro in questo settore da anni, ed è da anni che sento la maggioranza dei nostri clienti affermare: “Soffro di dolore lombare da tempo ormai, ma mi è stato detto che è colpa dell’ernia” oppure “Ovvio che ho mal di schiena, è per via delle mie ernie”.
Ma è veramente così?
L’ernia del disco è la fuoriuscita di parte del disco intervertebrale*, che può comprimere i nervi e causare dolore irradiato, formicolii o debolezza. Tuttavia, fino al 70% degli adulti senza sintomi presenta alterazioni discali alla risonanza, percentuale che supera il 90% negli anziani e raggiunge il 30–50% nei giovani adulti. Questo significa che anche il tuo amico o la tua amica, che non hanno mai sofferto di mal di schiena, con ogni probabilità, presentano comunque qualche forma di alterazione discale.
Ma quindi il mio mal di schiena da cosa è causato? La risposta ce la darà la statistica data dall’analisi posturale Aruku.
Per facilità di trattazione, ci concentreremo sul dolore lombare, ma le stesse dinamiche valgono anche per quello cervicale e dorsale.
È emerso che nella maggior parte dei casi — circa otto su dieci — il mal di schiena non ha cause complesse, ma deriva da una sofferenza del sistema muscolare, dovuta a: posture scorrette, muscoli deboli, sedentarietà o stress. I restanti sono ascrivibili ad effettive degenerazioni gravi della colonna. È importante notare che, al di fuori di traumi diretti come cadute o incidenti, le alterazioni della colonna hanno spesso le stesse origini del mal di schiena comune, quello che colpisce otto persone su dieci.
Come in ogni problema, capire l’origine è il primo passo verso la soluzione. L’analisi Aruku vi porterà proprio lì: vi indicherà qual è la vera causa.
Di seguito, esaminerò alcune cause comuni di mal di schiena lombare riscontrate nella mia esperienza lavorativa:
- Il caso di V.M.: affrontato in un altro articolo; una grande cicatrice aveva causato un’alterazione nell’equilibrio del sistema fasciale provocando tensioni muscolari diffuse.
- Il caso di S.C.: a causa del cedimento di un arco plantare* risultava che una delle due gambe fosse più corta (in un prossimo articolo approfondirò questo concetto), provocando una dismetria sul bacino e la conseguente disarmonia nelle tensioni muscolari.
- Il caso di F.P.: una signora anziana con forti dolori lombari presentava una notevole debolezza in alcuni muscoli della gamba sinistra. Questo squilibrio causava un sovraccarico sul lato destro del corpo, risolto poi con trattamenti di rilascio muscolare e ginnastica posturale.
- I casi di P.C., E.B., M.L.: in cui il dolore lombare era causato da tensioni anomale nella bocca e nei muscoli che la compongono, che si propagavano lungo il corpo (Per approfondire leggere l’articolo “Postura e Dolore al Piede: Il ruolo inatteso della Bocca”).
Come abbiamo visto, molte persone senza alcun dolore, presentano alterazioni discali, mentre il vero problema spesso nasce da squilibri muscolari, posture scorrette, tensioni e compensi che coinvolgono tutto il corpo.
Capire la vera origine del dolore è fondamentale per trovare la giusta soluzione. L’analisi posturale e biomeccanica Aruku può aiutarti a individuare le cause profonde e personalizzare il percorso di recupero.
Non fermarti alle immagini o ai referti: ascolta il tuo corpo e affronta il mal di schiena nel modo più efficace e duraturo possibile.
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- Telefono: 3920785054
Glossario:
- Lombosciatalgia: dolore che parte dalla zona lombare e si irradia lungo la gamba, lungo il nervo sciatico.
- Forma cronica: disturbo che dura da più di 3 mesi o si ripresenta nel tempo.
- Disco intervertebrale: cuscinetto tra due vertebre che ammortizza i movimenti della colonna.
- Arco plantare: in totale tre, sono curvature naturali della pianta del piede che sostengono il peso del corpo.
"ASPETTO CHE PASSI!": IL PEGGIOR COMPORTAMENTO PER IL DOLORE CRONICO
“Aspetto che passi” è il peggior comportamento per il dolore. Scopri perché prevenzione, postura e analisi biomeccanica Aruku sono la chiave per il benessere.
Perché dire “aspetto che passi” peggiora il dolore
Quante volte, davanti a un dolore o a un fastidio, ci siamo detti: “Aspetto e vedo se passa”?
È una frase comune, ma anche il comportamento più rischioso. Ignorare i segnali del corpo significa aumentare le probabilità che un fastidio momentaneo si trasformi in dolore cronico, con conseguenze gravi per la salute e la postura.
Prevenzione del dolore: la chiave per la salute posturale
La prevenzione è il primo passo per prendersi cura di sé.
Si divide in tre livelli:
Prevenzione primaria: adottare stili di vita sani (esercizio fisico, corretta postura, movimento regolare).
Prevenzione secondaria: individuare precocemente i disturbi attraverso controlli, screening e analisi biomeccaniche.
Prevenzione terziaria: ridurre complicanze e limitazioni in chi soffre già di dolore cronico (riabilitazione, fisioterapia, massoterapia).
Trascurare i primi segnali significa saltare i primi due step e rischiare di affrontare il problema solo quando è già diventato cronico.

Dolore cronico: da sintomo a malattia
Il dolore cronico si definisce come un dolore che dura o si ripresenta per oltre tre mesi, superando i normali tempi di guarigione dei tessuti.
Un dolore acuto ignorato può trasformarsi in una vera e propria malattia, a causa di meccanismi come la sensibilizzazione centrale, che rende il sistema nervoso ipersensibile e amplifica anche stimoli lievi.
Conseguenze del dolore cronico
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Riduzione della mobilità e della forza.
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Alterazioni posturali e rigidità articolare.
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Maggiori difficoltà nei trattamenti e nei percorsi di recupero.
Immobilismo e dolore: il peggior comportamento
L’atteggiamento dell’“aspetto che passi” non solo non aiuta, ma peggiora la situazione.
Ecco i rischi principali:
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Ritardo nella diagnosi.
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Adattamenti posturali e compensi patologici.
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Maggiori costi e tempi più lunghi di trattamento.
Il risultato? Un problema che poteva essere risolto con semplicità diventa una condizione cronica difficile da gestire.
L’analisi biomeccanica Aruku: la prevenzione in azione
La soluzione è semplice: affidarsi a professionisti e strumenti avanzati.
Con l’analisi biomeccanica Aruku, è possibile studiare gli schemi posturali e di movimento, individuare le cause del dolore e costruire percorsi personalizzati.
Non esistono scorciatoie: il dolore cronico richiede tempo e costanza. Ma agire subito permette di prevenire complicazioni e vivere meglio.
Conclusione: non aspettare che il dolore diventi cronico
Il messaggio è chiaro: non aspettare che il dolore passi da solo.
La prevenzione del dolore e la corretta postura sono strumenti fondamentali per proteggere la salute oggi e nel futuro.
Vuoi saperne di più o prenotare la tua analisi posturale Aruku
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MAL DI TESTA E POSTURA
Mal di testa e postura: quando la tensione muscolare è la vera causa del dolore
Il mal di testa è uno dei disturbi più diffusi e fastidiosi. Può comparire all’improvviso, durare ore o giorni e interferire con la vita quotidiana.
Spesso lo associamo a stress, stanchezza o a una cattiva postura, ma raramente ci fermiamo a comprendere le vere cause del dolore.
In questo articolo scopriamo insieme come le tensioni muscolari, le disfunzioni cervicali e le abitudini quotidiane scorrette possano contribuire alla comparsa del mal di testa — e soprattutto come prevenirlo, anche senza farmaci.
🔎 Cos’è realmente un mal di testa?
La cefalea è un dolore localizzato nella testa o nel collo. Può presentarsi come:
Primaria, ovvero un disturbo a sé (emicrania, cefalea tensiva, a grappolo, ecc.);
Secondaria, quando deriva da altre cause come traumi, infezioni o disturbi cervicali.
La classificazione internazionale distingue oltre 200 tipi di cefalee, ma la più comune è quella tensiva, causata da contratture muscolari e disfunzioni posturali.
Il legame tra postura e mal di testa
Alla base del cranio, sotto l’osso occipitale, si trova un piccolo ma importante gruppo muscolare: i muscoli suboccipitali.
Sono quattro per lato e hanno il compito di stabilizzare le prime vertebre cervicali e di controllare i movimenti fini della testa.
Quando questi muscoli si contraggono in modo continuo, possono irritare il nervo occipitale maggiore, causando dolore che parte dalla nuca e si irradia fino alla fronte o agli occhi.
⚠️ Le principali cause
Ecco i fattori più comuni che possono scatenare o peggiorare il mal di testa:
Posture scorrette (testa protesa in avanti davanti a computer o smartphone)
Tensioni muscolari croniche
Stress e affaticamento
Traumi cervicali o colpi di frusta

I muscoli coinvolti
Le tensioni che causano cefalea possono originare da diversi distretti muscolari:
Muscoli cervicali profondi e posteriori: splenio, semispinale del capo, multifido cervicale
Muscoli laterali e accessori: elevatore della scapola, scaleni
Muscoli della spalla e del collo: trapezio superiore, sternocleidomastoideo
Muscoli masticatori: massetere e temporale, coinvolti in casi di bruxismo o serramento, che generano un’eccessiva tensione mandibolare irradiata fino a tempie e occhi.
Capire per agire
Molti mal di testa possono essere affrontati alla radice, agendo sulle cause muscolari e posturali.
Prima di ricorrere ai farmaci, è utile osservare la propria postura e comprendere cosa sta realmente provocando il dolore.
Interventi semplici ma efficaci possono includere:
Ginnastica e rieducazione posturale
Massoterapia e fisioterapia mirata
Tecniche di rilassamento e gestione dello stress
Lavorare sulla postura non solo riduce la frequenza dei mal di testa, ma migliora equilibrio, mobilità cervicale e benessere generale.
In sintesi
Il mal di testa posturale è spesso la conseguenza di squilibri muscolari e tensioni accumulate nel tempo.
Conoscere il proprio corpo e affidarsi a un professionista può fare la differenza tra curare solo il sintomo e risolvere davvero il problema.
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Autore: Lorenzo Martignago –Massoterapista
Data pubblicazione: Ottobre 2025
